Rapier il drone italiano che tenta di spegnere gli incendi
Rapier il drone italiano che tenta di spegnere gli incendi

In un periodo storico in cui l’automazione è in fase di estrema evoluzione, Rapier cerca di dare il suo contributo per la prevenzione di incendi identificandosi come prodotto totalmente italiano.

Solo di recente vi abbiamo parlato di Nuro R2, il piccolo furgone robot che automatizza la consegna delle pizze ed ecco che ci ritroviamo di fronte all’ennesima novità in questo ambito con scopi decisamente nobili.

Il velivolo è pensato per le esigenze di carabinieri forestali e vigili del fuoco, può essere dotato di sofisticati sensori ed è in grado di operare in condizioni di scarsa visibilità e notturne.

Ha la forma di un piccolo aereo, un drone ad ala fissa piuttosto che a multi-rotore gli consente di raggiungere velocità più elevate, e viene fatto decollare con l’ausilio di una catapulta.

La notevole autonomia gli consente inoltre di coprire vaste aree forestali e diverse ore di volo.

Sky Eye Systems: fondatrice di Rapier

La società fondata nel 2017 dall’iniziativa dell’ingegnere Massimo Lucchesini, ha sede a Cascina, in provincia di Pisa.

Da qui arriva l’idea della società facente parte del gruppo OMA, di sviluppare il nuovo drone ad ala fissa in grado di individuare rapidamente eventuali focolai, supportare gli interventi dei mezzi antincendio da terra e cielo, ma anche di controllare aree pericolose o già in fiamme.

Proprio il gruppo OMA di cui l’ingegnere Lucchesini è amministratore delegato, si trova a capo dello sviluppo della nuova famiglia di “Small Tactical UAS” (Unmanned Aerial System), piccoli droni tattici dal peso compreso tra i 25 ed i 50 kg.

“Un solo Rapier, sia in versione X-25 che in versione X-SkySar, posizionato baricentricamente in una delle regioni italiane, sarebbe in grado di intervenire rapidamente in qualsiasi area del territorio regionale e di fornire in tempo reale immagini e dati molto preziosi per affrontare efficacemente un incendio boschivo”, spiega l’ingegner Giovanni Fumia, responsabile marketing di Sky Eye Systems.

La scelta di un velivolo ad ala fissa, invece di un multirotore, consente di avere una velocità maggiore, di effettuare voli ad ampio raggio e di poter affrontare missioni di lunga durata. Al termine della missione, il drone atterra grazie ad un paracadute e a due grossi airbag, con una procedura completamente automatizzata ed user-friendly, come quella eseguita per il decollo a mezzo catapulta, e può essere rapidamente preparato per un altro volo”.

Tra i sensori che è possibile inserire in questo veicolo vi sono camere elettro-ottiche, infrarossi ed un mini-radar ad apertura sintetica denominato “SkySAR” prendendo il nome dalla stessa società produttrice.

E’ proprio quest’ultimo sensore che permette al sofisticato drone di operare in condizioni di scarsa visibilità a causa del fumo, oppure nelle ore notturne in cui vi è mancanza di luce.

Rapier X-25

Il codice del modello ne identifica le caratteristiche, infatti raggiunge un peso massimo di 25 KG per farlo rientrare nella Classe Mini.

Il dispositivo ha un range operativo di circa 100 km ed un’autonomia che va dalle 6 alle 16 ore, parametro che dipende dal tipo di missione e dal sensore in dotazione per quest’ultima.

In base alla regolamentazione degli enti aeronautici EASA ed ENAC, questo peso ridotto gli permette di essere utilizzato da operatori senza brevetto di piloti, riducendo quindi notevolmente i costi di gestione di questo singolo modello di Rapier.

Il suo supporto è già stato richiesto dall’Aeronautica Militare per le missioni di sorveglianza ed intelligence, che ne ha acquistato ben 2 esemplari per tale scopo.

Rapier X-SkySAR

Come anticipato prima, SkySAR è il nome attribuito al mini-radar ad apertura sintetica sviluppato dalla società produttrice di questi stessi droni.

Anche per questo motivo la variante in questione raggiunge un peso massimo di quasi 30 kg, rientrando direttamente nella Classe Light per questa categoria. Quella necessaria al pilotaggio è quindi la LAPL (Licenza di Pilota di Aeromobili Leggeri), che abilita a pilotare velivoli di classe monomotore a pistoni o TMG con massa al decollo certificata di 2000 kg o inferiore.

Nonostante tutto il range operativo e l’autonomia sono simili a quelli indicati per il modello X-25, mettendo a disposizione anche il radar ad apertura sintetica.

Questa versione può essere impiegata per una serie di attività di tipo civile e governativo, tra cui ricerca e soccorso, sicurezza, aerofotogrammetria, controllo ambientale, agricoltura di precisione, monitoraggio di grandi infrastrutture tra cui oleodotti, gasdotti, linee elettriche, reti ferroviarie ed autostrade.

Diverse quindi le aree di competenze di questi droni che riescono a svolgere delle attività degne di nota, permettendo di ridurre i rischi che spesso i piloti si ritrovano a correre.

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Classe '93. Sistemista informatico e grande appassionato di tutto ciò che abbraccia la tecnologia ed il mondo smart.