App Google Play criptovalute, Big G le mette al bando
App Google Play criptovalute, Big G le mette al bando

Con il Bitcoin che attualmente vale oltre 15 mila dollari, ma è arrivato recentemente anche a quasi 20 mila nei confronti del biglietto verde, la criptovaluta sta sempre di più entrando nell’orbita dei cyber criminali e, di conseguenza, degli attacchi hacker in accordo con quanto è stato riportato dal sito Internet del Quotidiano economico e finanziario ‘Il Sole 24 Ore’.

Computer come ‘minatori’ di criptovaluta, la nuova frontiera degli hacker

In particolare, l’obiettivo dei criminali informatici è rappresentato dai computer di tutto il mondo che, di conseguenza, sono tutti potenzialmente nel mirino in quanto, ad insaputa dell’utente, possono essere utilizzati come ‘minatori’ di Bitcoin attraverso intrusioni e violazioni finalizzate ad installare sulle macchine appositi software per la generazione di moneta virtuale.

Rispetto ai software maliziosi che puntano a rubare dati sensibili e numeri di carte di credito, i programmi per il mining di criptovaluta, installati ad insaputa del proprietario del computer, non devono chiaramente danneggiare il funzionamento dell’elaboratore, ma si viene comunque a generare un rallentamento delle prestazioni della macchina.

Kaspersky Lab conferma interesse cyber criminali per il mining dei Bitcoin

In questo modo, l’ignaro utente del PC da vittima di un attacco hacker diventa in sostanza l’inconsapevole complice della generazione di nuova criptovaluta. A confermare l’interesse dei criminali informatici per l’attività di minare Bitcoin, sfruttando la potenza di calcolo distribuita dei computer sparsi per il mondo, è stata la società specializzata nella sicurezza informatica Kaspersky Lab.

Al riguardo la casa produttrice di software Eset rivela che attualmente uno dei trojan più utilizzati dai cyber criminali è JS/CoinMiner che è un codice Java Script che si diffonde attraverso i contenuti Java che sono infetti. L’infezione viene veicolata attraverso email di phishing contenenti link a pagine web pericolose, ma anche attraverso l’esposizione di banner su siti Internet che in genere dalla maggioranza degli internauti vengono ritenuti affidabili.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

uno × cinque =