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Hackerare un sito tra password deboli e mancati aggiornamenti di sicurezza, rapporto Google

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Hackerare un sito tra password deboli e mancati aggiornamenti di sicurezza, rapporto Google
Hackerare un sito tra password deboli e mancati aggiornamenti di sicurezza, rapporto Google

Hackerare un sito tra password deboli e mancati aggiornamenti di sicurezza sembra essere oramai diventato, purtroppo, un gioco da ragazzi per i cyber-criminali. Basti considerare al riguardo che nel 2016 c’è stato un aumento dei siti hackerati pari a ben il 32%. A rivelarlo è Google in accordo con il suo ultimo Rapporto sullo stato di sicurezza del web da cui emerge, tra l’altro, come da un lato i cyber-criminali siano diventati sempre più aggressivi, e come dall’altro, invece, i siti Internet sul web siano sempre più vecchi, in quanto non in linea con gli ultimi aggiornamenti sulla sicurezza, e sempre meno protetti in quanto tante, troppe volte gli amministratori gestiscono i portali utilizzando delle password deboli.

Amministratori sito spesso ignari del fatto che è stato hackerato

Google, la società a stelle e strisce dell’omonimo motore di ricerca, quando sul web un sito è compromesso fornisce degli avvisi utili a tutela dei navigatori ma anche degli stessi amministratori. Al riguardo Big G sottolinea come, dopo che un sito è stato hackerato, in oltre l’80% dei casi gli amministratori siano in grado di ripulire la piattaforma. Ma ci sono anche tanti amministratori che restano ignari del fatto che il sito è stato violato, e questo avviene spesso con l’inserimento di pagine che contengono contenuti senza senso al fine di ingannare gli utenti.

Professione hacker non conosce crisi

Le aziende, piuttosto che combatterli, spesso gli hacker li assumono! In accordo con quanto riportato dal Corriere.it, infatti, ai fini della difesa dagli attacchi informatici gli hacker sono sempre più richiesti dal mercato. E nella maggioranza dei casi gli hacker che vengono assunti dalle aziende, riguardo ai problemi di sicurezza, riferiscono direttamente ai vertici. Spesso è inoltre difficile riconoscere in azienda un hacker rispetto ad un altro dipendente visto che anche loro sono soliti vestire in giacca e cravatta con le aziende che assegnano loro la carica di Chief information officer oppure di responsabile della security.

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