Apple smentisce Bloomberg Businessweek, mai trovati chip malevoli nei propri server
Apple smentisce Bloomberg Businessweek, mai trovati chip malevoli nei propri server

Con una nota pubblicata sul proprio sito Internet, anche su quello in lingua italiana, ed anche a seguito delle indiscrezioni riportate dalla stampa specializzata e non di tutto il mondo, la Apple ha smentito la presenza di chip malevoli nei propri server di rete. La smentita è arrivata a seguito di quanto, invece, è stato riportato nel numero dell’8 ottobre del 2018 di Bloomberg Businessweek. La società di Cupertino ha bollato come ‘prive di fondamento’ le indiscrezioni di Bloomberg Businessweek, così come ‘nessuno in Apple ha mai contattato l’FBI in merito a questa storia’.

La società di Cupertino invia lettera di rassicurazioni al Congresso USA

Apple, nel rassicurare il Congresso USA, ha inoltre inviato una lettere ai deputati ed ai senatori degli Stati Uniti ribadendo la propria posizione, ovverosia quella per cui è priva di fondamento l’indiscrezione secondo cui agenti cinesi, nelle fabbriche della Repubblica popolare, avrebbero manomesso decine di migliaia schede madri utilizzate nei server di Rete.

‘Gli strumenti proprietari di sicurezza di Apple controllano continuamente il traffico in uscita per questo genere di rischi, alla ricerca di malware o altre attività malevole. Nulla è mai stato individuato’. Questo è quanto, nella lettera, ha tra l’altro scritto e firmato il vicepresidente della mela per la sicurezza George Stathakopoulos in accordo con quanto è stato rivelato dall’Agenzia di Stampa Reuters.

Chi è Bloomberg Businessweek

Pubblicata da Bloomberg, Bloomberg BusinessWeek è una rivista settimanale che, fondata nel 1929 sotto la direzione di Malcolm Muir, che all’epoca era il presidente della McGraw-Hill Publishing Company, si occupa principalmente di economia. Al costo simbolico di 1 dollaro, in accordo con quanto riporta l’enciclopedia libera Wikipedia, Bloomberg BusinessWeek è stata acquisita da Bloomberg nel 2009 proprio dalla McGraw-Hill.

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