Altro che nociva: dopo anni di “demonizzazione”, recenti ricerche scientifiche hanno rivalutato l’importanza della tecnologia (e nella fattispecie anche dei videogiochi) sia per l’apprendimento che per il benessere psicofisico della persona, con risultati tanto innovativi quanto sorprendenti.

La tecnologia aiuta a migliorarsi

Il tratto comune di questi studi è il nuovo valore attribuito alle soluzioni innovative e tecnologiche, ritenute un efficace strumento educativo per mettere in moto e testare abilità che tornano molto utili sia ai giovani (in termini di studio) che nella vita futura, come la propensione ad analizzare e risolvere problemi e a cavarsela in situazioni difficili.

I software gestionali al servizio dell’impresa

Un esempio immediato può essere quello dei programmi per la gestione delle attività, che come spiegato nel documento “Imprenditori e imprese vincenti” realizzato dal team di studio di Danea, sono un fattore determinante proprio per superare la fatidica soglia del primo compleanno della propria attività: lo studio segnala che in media un’impresa italiana ha il 92,2 per cento di possibilità di superare il suo primo anno di vita, mentre un cliente  del software gestionale Danea Easyfatt raggiunge il 99,6 per cento di chance.

Risultati concreti per superare gli ostacoli

Il discorso non vale solo per l’Italia, perché una ricerca analoga condotta sui mercati americani e inglesi ha evidenziato come il 58 per cento delle piccole imprese vincenti che ha superato la crisi utilizzata per la propria attività software gestionali, mentre al contrario solo il 14 per cento delle aziende fallite impiegava tali strumenti. La tecnologia vince, e dalle pagine del blog di Danea arriva un altro consiglio a tema “tech”, ovvero mettersi alla prova con i cosiddetti giochi “strategici“, che consentono ad esempio di gestire un’attività imprenditoriale e simulare l’esperienza in maniera piuttosto realistica e formativa: così facendo, imprenditori o aspiranti tali possono scoprire in una maniera decisamente alternativa se possiedono le capacità adatte per avviare una Startup e non colare a picco entro il primo anno.

Anche i videogiochi sono educativi

Lo “sdoganamento” dei videogiochi arriva anche dalla Scozia, e per la precisione dalla University of Glasgow, dove un team di ricerca ha pubblicato i risultati di un esperimento durato un paio di mesi, coinvolgendo cento studenti di venti anni di età media, invitati a “giocare”: ebbene, i ragazzi che hanno alternato studio e videogames si sono rivelati più adattabili e più intraprendenti e avevano acquisito a fine attività maggiori abilità comunicative rispetto al gruppo che invece erano stati tenuti lontano dagli strumenti digitali.

Con i videogame si acquisiscono competenze e problem solving

Matthew Barr, coordinatore dello studio, ha commentato alla BBC che “i videogame moderni esigono flessibilità e ingegno, e prevedono più strade per completare la propria missione”, e che inoltre “il modo in cui sono sviluppati incoraggia spesso il pensiero critico e l’apprendimento riflessivo, attributi che solitamente fanno parte del bagaglio di una persone con una laurea”. Già una decina di anni fa, l’americano Steven Johnson, studioso di scienze cognitive e divulgatore degli sviluppi delle nuove tecnologie, sosteneva che i videogiochi e in generale i prodotti della cultura moderna (comprese tv e serie tv) sono in grado di potenziare la vivacità dell’intelligenza dei bambini, grazie a progressiva complessità cognitiva, la difficoltà di utilizzo e problem solving, che sono le loro caratteristiche principali.

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