Supercomputer usato per mining di Bitcoin, due ingegneri russi nei guai
Supercomputer usato per mining di Bitcoin, due ingegneri russi nei guai

In Russia due ingegneri rischiano grosso dopo essere rimasti attratti dal mondo delle criptovalute in ragione dell’accesso ad un supercomputer buono per ‘minare’ i Bitcoin. Per i due ingegneri, che lavorano, anzi che lavoravano per il Centro nucleare russo di Sarov, sono subito scattati gli arresti e dovranno ora rispondere di ‘tradimento di Stato’ in accordo con quanto è stato riportato da assodigitale.it.

Ingegneri minano Bitcoin, la loro identità resta sconosciuta

L’identità dei due ingegneri non è stata resa nota, così come non è stato comunicato il numero di Bitcoin che sarebbe stato estratto sfruttando la potenza del supercomputer che è stato connesso ad Internet nell’ambito di un’azione non autorizzata che, fanno sapere dalla Russia, è stata in ogni caso ‘tempestivamente soppressa’. Si presume che, dopo l’arresto, i due ingegneri siano stati temporaneamente rilasciati in attesa del processo ma a patto di non lasciare la Russia.

Sulla vicenda il capo del servizio stampa del Centro nucleare russo di Sarov avrebbe dichiarato che non è la prima volta che, senza alcuna autorizzazione, i supercomputer vengono collegati ad Internet per minare criptovalute. Altri casi, infatti, si sarebbero verificati in altre grandi aziende dove, al pari del centro di ricerca, sono presenti computer che offrono delle capacità di elaborazione molto elevate.

Centro nucleare russo di Sarov dipende dall’agenzia Rosatom

In accordo con quanto è stato riportato dall’Agenzia di stampa AskaNews.it, quello di Sarov è un centro di ricerca che dipende dalla Rosatom, l’agenzia atomica russa. Di conseguenza, Sarov è una città dove le misure di sicurezza sono tali che l’accesso risulta essere ristretto anche agli stessi cittadini russi.

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