Password complicate, Bill Burr si pente delle regole che ha inventato
Password complicate, Bill Burr si pente delle regole che ha inventato

Bill Burr, in un’intervista che è stata rilasciata al Wall Street Journal, si è sostanzialmente pentito delle regole che ha inventato ed introdotto per quel che riguarda la definizione delle password che sulla carta è bene che siano complicate affinché siano anche molto sicure. ‘I miei consigli mandano ai pazzi la gente e alla fine non fanno mai scegliere una buona password’, ha non a caso dichiarato Bill Burr al WSJ in accordo con quanto è stato riportato da ilsecoloxix.it.

Nella scelta di una password sicura per l’accesso ai servizi web, di norma si raccomanda di modificarla almeno ogni 90 giorni, e di fare in modo che sia presente almeno un numero, un segno di interpunzione oppure un carattere speciale. Ma ora Bill Burr, che oggi ha 72 anni, e che è in pensione, afferma a sorpresa che ‘Mi pento di quasi tutto quel che ho fatto’.

Ex dipendente del Nist, il National Institute of Standards and Technology, Bill Burr nel 2003 pubblicò il ‘800-63, Appendix A’, un documento tecnico di otto pagine che ad oggi è ancora la pietra miliare per quel che riguarda la definizione dei parametri di sicurezza per le password. Le dichiarazioni di Bill Burr, a distanza di molti anni, spiazzano di conseguenza il mondo dell’informatica e fanno sorgere una domanda chiave: le password complicate sono davvero più sicure di quelle considerate ‘semplici’ e ritenute sinora a maggior rischio di hackeraggio?

In accordo con quanto è stato riportato da LaStampa.it, nel fissare una password al posto di una parola è meglio pensare ad una frase di accesso come ‘LeggoLaStampaPoiFaccioCaffeStendoBucato’ che è meno a rischio hackeraggio, anche utilizzando computer potenti, rispetto ad una parola come ‘L4St4mPa’ che è vero che è più astrusa, ma è anche più corta e potenzialmente meno sicura rispetto alla frase sopra indicata che è peraltro anche più facile da ricordare.

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