Deep web, mostruoso archivio scoperto dagli esperti, contiene mail e password rubate
Deep web, mostruoso archivio scoperto dagli esperti, contiene mail e password rubate

Gli esperti informatici di Yarix e di D3Lab hanno scoperto sul deep web la presenza di un mostruoso archivio, delle dimensioni pari a ben 17 gigabyte, che conterrebbe mail e password rubate riconducibili ad istituzioni pubbliche, aziende, forze armate, università, forze di polizia ed anche di tante altre infrastrutture critiche che sono sparse per il globo. L’archivio sarebbe stato identificato con il nome di ‘Anti Public’ e con la Polizia postale che in merito ha avviato delle indagini approfondite anche se, al momento, si presume che il materiale scovato sul web sommerso potrebbe essere una sorta di raccolta legata a vecchi attacchi informatici peraltro già noti.

Secondo la Yarix, in accordo con quanto è stato riportato dall’Agenzia di Stampa Ansa.it, il mega-archivio sarebbe stato creato nel mese di dicembre del 2016, ed ora starebbe girando sul deep web attraverso una piattaforma cloud russa. All’interno dell’archivio, tra l’altro, ci sarebbero oltre 450 milioni di indirizzi di posta elettronica comprensivi di password coinvolgendo complessivamente ben 13 milioni di domini mail. Questi dati, inoltre, sarebbero stati confermati pure dal CNAIPIC, il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche.

E sebbene, come sopra accennato, il materiale sembri essere riconducibile ad attacchi informatici avvenuti in passato, la Polizia postale raccomanda come sempre di cambiare periodicamente la password per gli account di posta elettronica utilizzando, in particolare, una combinazione efficace non solo di numeri e di lettere, ma anche di caratteri speciali. ‘La criminalità informatica è in grado di nuocere a tutti i livelli’, ha intanto dichiarato il Ceo di Yarix Mirko Gatto sottolineando con non poca preoccupazione come ‘il colpo d’occhio sui domini presenti in Anti Public riveli e confermi l’estensione della vulnerabilità in cui viviamo’.

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