Il tema della privacy e di Facebook (e dei social in generale) è uno dei più scottanti degli ultimi anni. Forse perché, nonostante sempre più persone utilizzino Facebook, pochi si rendono conto di come il social blu utilizzi i propri dati personali. Alcuni hanno fatto caso al fatto che, sorprendentemente, Facebook propone come amici delle persone che conosciamo davvero nella vita reale.

Semplice come questo meccanismo funziona: dopo aver acquisito di dati di WhatsApp Facebook “sfoglia” la rubrica e confronta chi, fra le persone salvate nel telefonino, non è ancora amica su Facebook. Molto probabilmente Facebook utilizza anche dati basati sulla geo-localizzazione: come si spiegherebbe altrimenti la vicenda accaduta a Birmingham dove un uomo al quale era stata rubata l’auto si era trovato, fra le proposte di amicizia, anche il profilo del ladro che lo aveva appena rapinato col coltello?

Uno psichiatra ha scoperto invece che il social blu consigliava ad alcuni propri pazienti i nomi degli altri pazienti come possibili amicizie: insomma, una grave violazione del diritto alla riservatezza. E gli esempi potrebbero andare avanti. Perché la nuova collaborazione fra WhatsApp e Facebook è tutt’altro che innocua: è una vera violazione della privacy per sé e per gli altri. Lo scambio di dati fra l’app di messaggi ed il social serve solamente a condividere dati importanti ai fini pubblicitari ma questo mette a rischio la propria privacy.

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