La Svizzera ha deciso: il P2P è una attività lecita. La sorprendete notizia è arrivata nei giorni scorsi, la decisione è stata presa dal Consiglio Federale Elevetico. Dopo una lunga ricerca, realizzata sul suolo svizzero dal Governo locale, si è arrivati al risultato che in Svizzera il P2P non danneggia il patrimonio culturale nazionale. Infatti solo il 30% della popolazione elvetica (superiore ai 15 anni) scarica prodotti digitali (film, musica, videogiochi, libri) senza pagare alcun corrispettivo. Una decisione che ovviamente va contro tutti gli altri stati e sopratutto va contro tutte le iniziative a sostegno del diritto d’autore. A tal proposito, la dichiarazione del Governo Svizzero è illuminante: “bisogna adeguarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori. Questo è il prezzo che paghiamo per il progresso. I vincitori saranno quelli che saranno capaci di usare le nuove tecnologie a proprio vantaggio e i perdenti quelli che perderanno il treno dello sviluppo e continuare a seguire i vecchi modelli di business”.  Fulvio Sarzana, avvocato esperto di copyright, plaude alla decisione del Consiglio Federale Elevetico. “La decisione del governo svizzero è un’ottima notizia. La nostra Autorità garante delle comunicazioni invece non ha fatto alcuna ricerca indipendente prima di procedere una delibera sul copyright online”. Più critiche e dure le reazioni di altri esperti, a partire dal presidente di FIMI (Federazione dell’industria musicale italiana), Enzo Mazza, che ha bocciato la decisione senza mezzi termini.

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