Dichiarazioni che faranno sicuramente discutere quelle del Ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni. Durante una intervista rilasciata al settimanale “Panorama” il ministro ha anche parlato del mondo della musica e della questione P2P, con molta sincerità: ha ammesso che anche lui scarica in prima persona canzoni con i software P2P e che questo non corrisponde a reato. Il ministro ha provato a dare qualche soluzione alternativa, come l’uso di piattaforme per la condivisione dei file musicali protetti da copyright, piattaforme coperte dagli sponsor.  Maroni, grande appassionato di musica nonchè musicista di una band “Distretto 51”, ha continuato a spiegare le differenze fra la pirateria e il download digitale di file in condivisione. “Si è detto che scaricare da internet è come andare in un supermercato e rubare la merce. Non è così, sarebbe così se io entrassi in un un sito che vende e rubassi la musica da lì; ma quando io scarico c’è il collegamento peer to peer, cioè tra computer privati. È come se il proprietario di questo computer dove io vado a prendere la musica facesse una copia di un cd che ha comprato e me la regalasse, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici: è lo stesso meccanismo”.

Non si è fatta attendere la replica della Federazione Italiana dell’Industria Musicale (FIMI): “A causa della pirateria digitale, nel 2008 le industrie creative dell’Ue che hanno maggiormente subito l’impatto delle attivita’ illecite (cinema, serie televisive, produzione musicale e software) hanno registrato perdite pari a 10 miliardi di euro ed un totale di 185.000 posti di lavoro in meno”.

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