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Twitter è un ottimo strumento di comunicazione, molto semplice e minimalista e che non contiene tantissime opzioni come Facebook. Perlomeno, direi, non è complesso quanto Facebook. Ma Twitter può fare molto di più, se lo desiderate: basta andare a cercare gli strumenti giusti. Un’ottima applicazione per potenziare Twitter e sfruttarlo in modo migliore è Flocking.me.

Teoricamente, dicono i creatori, serve per avere un motore di ricerca per effettuare ricerche tra i tweet delle persone che seguiamo e per controllare agevolmente i tweet di qualcuno senza doverlo cercare faticosamente all’interno di Twitter. Ma, in pratica, può fare molto di più.

Effettuare l’accesso è facile: basta collegarlo, con un click, con il proprio account, come una normaliissima applicazione per Twitter, e lui effettuerà in automatico il download di tutti i tweet presenti nella vostra bacheca: un’operazione che richiederà qualche minuto nel caso seguiate molte persone e siate iscritti da parecchio tempo.

A questo punto, vi troverete di fronte una nuova interfaccia: è la vostra home di Flocking.me, che contiene i tweet delle persone che seguite sempre aggiornati. Anche il vostro sfondo, la vostra foto e tutte le foto sono le stesse di Twitter: sembra proprio Twitter ma con una home page più ricca. In alto, gli argomenti più “trendy” tra i vostri amici in questo momento. Una novità: su Twitter ci sono solo gli argomenti in tutto Twitter.

Poco più in basso il motore di ricerca e tre pulsanti per disporre gli ultimi tweets: per riga, a riquadri oppure geolocalizzati. Anche la geolocalizzazione, infatti, funziona molto bene: potrete vedere da dove twittano tutte le persone che hanno abilitato l’opzione.

Il sito è tecnicamente realizzato piuttosto bene, anche se evidentemente deve essere ancora rifinito: alcune parti sono ancora piuttosto grezze, ma sono dettagli. Piuttosto imbarazzante, invece, un errore che ho trovato e che non saprei a chi attribuire: secondo il sistema Giorgio Taverniti, il famoso esperto di SEO italiano, starebbe twittando da un deserto campo coltivato a riso in una landa di pianura thailandese. E, francamente, non penso sia corretto, ma chissà… 😀

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